Lavoro e studio

Lavori per studenti universitari: quali si conciliano con le lezioni e quanto puoi guadagnare senza perdere la borsa di studio
Chi cerca lavori per studenti universitari ha quasi sempre due paure, e nessuna delle due riguarda la fatica. La prima è far saltare la borsa di studio proprio nell’anno in cui serve. La seconda è prendere un impegno fisso e ritrovarsi dietro un bancone il sabato prima di un esame. Qui ci sono le risposte a entrambe: cosa guarda davvero il bando della tua regione, quante ore di lavoro si conciliano con le lezioni, quanto rendono i sei lavori più diffusi fra gli studenti e come funzionano le 150 ore, le collaborazioni pagate dall’ateneo.
In breve
La borsa di studio non vieta nessuno dei lavori per studenti universitari: nessun bando regionale fissa un tetto al tuo stipendio, e la borsa si perde per ISEE troppo alto o per crediti mancanti, non per aver lavorato. Per l’anno accademico 2026/2027 i tetti nazionali sono 28.339,88 euro di ISEE e 61.608,48 euro di ISPE (l’indicatore del patrimonio), e ogni ente regionale può fissarli più bassi. Fino a 24 anni resti a carico dei tuoi genitori finché il tuo reddito dell’anno non supera 4.000 euro.
Durante le lezioni si riescono a lavorare fra 8 e 15 ore a settimana; oltre le 20-25 i crediti iniziano a mancare quasi sempre. I lavori che sopravvivono alla sessione sono quelli pagati a ora dai privati — ripetizioni 12-20 euro, aiuto compiti 10-13, babysitting 8-12, consegne e pulizie 10-15 — e le 150 ore dell’ateneo, fra 7,50 e 9 euro l’ora ed esenti da imposte. Cameriere e commesso rendono 7-10 euro netti l’ora, ma i turni restano fissi anche a gennaio, in piena sessione.
E prima di spostare la residenza nella città dove studi, fai il conto: se da fuori sede diventi studente in sede, la borsa minima scende da 7.171,11 a 2.890,16 euro.
Quanto puoi guadagnare senza perdere la borsa di studio
La domanda arriva sempre nella stessa forma: «fino a quanto posso guadagnare?». La risposta onesta è che quella cifra non esiste, perché i bandi non ragionano sul tuo stipendio. Ragionano su due cose: la tua condizione economica, misurata con l’ISEE per il diritto allo studio universitario, e i crediti che hai preso entro una certa data.
Per il 2026/2027 il Ministero dell’Università ha fissato i tetti massimi a 28.339,88 euro di ISEE e 61.608,48 euro di ISPE, insieme agli importi minimi della borsa: 7.171,11 euro per gli studenti fuori sede, 4.190,71 per i pendolari, 2.890,16 per chi vive in sede. Sono però limiti nazionali, e qui sta il punto che fa sbagliare quasi tutti: il bando lo scrive la tua regione. Soglie più basse, fasce di importo diverse, scadenze diverse, requisiti di merito con qualche credito in più o in meno. L’unico numero che vale per te è quello dell’ente per il diritto allo studio della tua regione, e l’elenco degli enti regionali sta su Universitaly. Cercare «limite ISEE borsa di studio» senza il nome della regione porta fuori strada.
Poi c’è la questione dei tempi, che gioca a tuo favore. L’ISEE guarda i redditi del secondo anno solare precedente: l’attestazione del 2026 è costruita sui redditi del 2024. Le ripetizioni che dai questo autunno, quindi, non toccano la domanda di borsa di quest’anno, ma quella che presenterai fra due anni. Proprio per questo conviene tenerne conto oggi, non quando arriverà quella domanda.
Un’ultima cosa, che di solito tranquillizza i genitori: la borsa di studio dell’università non conta come reddito per il fisco, quindi non ti fa perdere la condizione di figlio a carico. I 4.000 euro di cui parlano i tuoi sono un conto diverso, e lo facciamo qui sotto riga per riga.
Quanto pesano i tuoi guadagni nell’ISEE
Finché vivi con i tuoi genitori, fai parte del loro nucleo familiare: i tuoi redditi si sommano a quelli della famiglia e poi vengono divisi per la scala di equivalenza, un numero che cresce con le persone della famiglia. Tradotto, duemila euro guadagnati in un anno non ribaltano l’ISEE di una famiglia, ma se siete già vicini al limite possono bastare a superarlo. Il modo in cui ti fai pagare, invece, conta molto: decide quanto pesi nell’ISEE di due anni dopo e se quei soldi rientrano nel limite di 4.000 euro per restare a carico dei tuoi genitori.
| Come ti fai pagare | Fa reddito: entra nei 4.000 euro? | Limite e cosa sapere |
|---|---|---|
| Contratto da dipendente: bar, negozio, magazzino | Nei 4.000:sì, il lordo della busta paga | Limite:nessun tetto, a parte le ore scritte nel contratto; è la forma che pesa di più nell’ISEE di due anni dopo |
| Ricevuta per prestazione occasionale | Nei 4.000:sì, come reddito diverso | Limite:5.000 euro lordi l’anno, poi scattano i contributi INPS sulla parte in più |
| Libretto Famiglia: babysitting, ripetizioni, aiuto in casa | Nei 4.000:no, il compenso è esente da imposte | Limite:2.500 euro e 280 ore con ogni famiglia, 5.000 euro in tutto; il 75% per chi ha meno di 25 anni vale solo nel limite di chi paga, non nei tuoi |
| Collaborazione 150 ore dell’ateneo | Nei 4.000:no, esente da IRPEF e IRAP | Limite:150 ore per anno accademico, 200 in alcuni atenei; nella quasi totalità dei bandi convive con la borsa regionale |
| Borsa di studio per il diritto allo studio | Nei 4.000:no, non concorre al reddito complessivo | Limite:non ti fa perdere la condizione di figlio a carico |
Una sfumatura che vale la telefonata al CAF: «esente da IRPEF» non significa «invisibile». Nella dichiarazione che serve per l’ISEE esiste un riquadro per i proventi esenti, quindi non dare per scontato che un compenso fuori dall’IRPEF sia fuori da ogni calcolo. Chi ti compila la dichiarazione lo sa, e chiederglielo costa due minuti.
Guarda chi dà ripetizioni e aiuto compiti nella tua zona →
Restare a carico dei genitori: 4.000 euro, 5.000 euro e come ti fai pagare
Questa è la domanda che fanno i genitori, non gli studenti. Un figlio resta fiscalmente a carico finché il suo reddito complessivo dell’anno non supera 4.000 euro fino a 24 anni e 2.840,51 euro dai 25 in poi: le soglie sono quelle dell’Agenzia delle Entrate. La verifica si fa al 31 dicembre sull’anno intero, e basta un euro in più perché i tuoi genitori perdano le detrazioni sulle spese che pagano per te, come le tasse universitarie e le spese mediche. Se hai fra 21 e 29 anni, perdono anche la detrazione per figlio a carico.
I 5.000 euro sono un limite diverso e riguardano te: è il tetto annuo dei compensi da prestazione occasionale sotto il quale non scattano i contributi INPS. Puoi superare l’uno senza superare l’altro, e quale dei due superi dipende soprattutto da come ti fai pagare: la tabella qui sopra li mette a confronto.
Un esempio. Sei ore di ripetizioni a settimana a 15 euro, per i nove mesi di scuola, fanno circa 3.500 euro: dentro i 4.000 e dentro i 5.000. Se aggiungi un’estate a tempo pieno in un bar con contratto, i 4.000 li superi, e il conto va fatto in famiglia prima di firmare. Nell’esempio le ripetizioni sono pagate con ricevuta per prestazione occasionale, che si scrive in dieci righe: come compilarla è spiegato nella guida su come funziona la prestazione occasionale. Se la famiglia è d’accordo, la strada più comoda per tutti e due è il Libretto Famiglia.
Un’altra cosa che i genitori chiedono spesso: la ritenuta d’acconto del 20% la applica solo chi è sostituto d’imposta, cioè un’azienda, un professionista con partita IVA, un ente o un’associazione. Una famiglia che paga di tasca propria non trattiene nulla, e l’importo lo ricevi intero.
Il rischio vero non è il reddito, sono i crediti
Chi perde la borsa, quasi sempre, la perde per i crediti. I requisiti di merito più diffusi chiedono 25 crediti per avere la borsa al secondo anno di una triennale, 80 al terzo, 135 e 190 al quarto e al quinto di un ciclo unico, tutti da maturare entro il 10 agosto. Al primo anno la borsa si ottiene senza crediti, ma resta legata a un minimo da raggiungere entro il 30 novembre, in genere venti. Se non raggiungi quel numero, la borsa non viene ridotta: viene revocata, e quello che hai incassato va restituito.
Ecco perché «quante ore posso lavorare» non è una questione di resistenza fisica. Un anno a tempo pieno vale 60 crediti, e ogni credito corrisponde per convenzione a 25 ore fra lezione e studio: sono 1.500 ore l’anno, cioè 35-40 a settimana nei mesi di lezione. Chi ha una borsa da difendere ha già un impegno a tempo pieno: l’università. Sopra le 20-25 ore di lavoro a settimana i crediti iniziano a mancare quasi sempre; fra le 8 e le 15 ore, concentrate in due o tre pomeriggi o nel fine settimana, si riesce a tenere il passo con gli esami.
Lo studente indipendente: perché quasi nessuno ci rientra
Prima o poi qualcuno te lo dirà: «lavori, allora fatti l’ISEE per conto tuo». Succede quando l’ISEE di famiglia è sopra la soglia e la borsa sembra a un passo. Le condizioni per essere considerato studente indipendente sono due e valgono insieme: residenza fuori dall’abitazione della famiglia da almeno due anni, in un alloggio che non sia di un tuo familiare, e redditi da lavoro dipendente o assimilati dichiarati da te non inferiori a 9.000 euro l’anno, anche questi da almeno due anni.
Novemila euro dichiarati per due anni di fila non si fanno con dieci ore a settimana: sono un part-time vero, da venti ore a settimana circa, cioè l’opposto di quello che stai cercando. Se manca anche solo una delle due condizioni, per l’ISEE del diritto allo studio resti nel nucleo della tua famiglia. Meglio saperlo prima di costruirci sopra un piano.

Quali lavori per studenti universitari si conciliano con la sessione
L’orario delle lezioni cambia a ogni semestre, e quasi nessun datore di lavoro rifà i turni per te a ogni cambio. È la ragione per cui un part-time apparentemente comodo diventa un problema a febbraio: il contratto resta quello di settembre, i tuoi pomeriggi no. Prima dei consigli servono le cifre: per sei lavori, quante ore chiedono davvero, quanto pagano e cosa succede quando arriva la sessione.
Le tariffe qui sotto sono quelle correnti in Italia per chi lavora in modo occasionale per i privati: nelle grandi città si sta nella parte alta della fascia, in provincia a metà fascia.
| Lavoro | Ore a settimana | Tariffa | In sessione |
|---|---|---|---|
| Ripetizioni (medie e biennio) | Ore:4-8 | Tariffa:12-20 € l’ora | In sessione:si spostano con un messaggio, e a giugno, finita la scuola, la richiesta cala da sola |
| Aiuto compiti | Ore:4-6, pomeriggi fissi | Tariffa:10-13 € l’ora | In sessione:impegno regolare, le settimane di pausa vanno concordate a settembre e non a gennaio |
| Babysitting | Ore:3-8, sere e weekend | Tariffa:8-12 € l’ora | In sessione:lavori la sera e il sabato, di giorno studi |
| Consegne e aiuto trasloco | Ore:4-10, a chiamata | Tariffa:10-15 € l’ora, 15-25 con un mezzo tuo | In sessione:a chiamata, dici no per due settimane senza perdere niente |
| Pulizie occasionali | Ore:3-6 | Tariffa:10-15 € l’ora | In sessione:flessibili se lavori per famiglie, molto meno per un’impresa |
| Cameriere o commesso nel weekend | Ore:12-20, con contratto | Tariffa:7-10 € l’ora netti | In sessione:turni fissi, lavori come sempre salvo accordi con il titolare |
Fasce indicative 2026 per lavoro occasionale. Le tariffe dei privati si intendono senza ritenuta; per ristorazione e commercio la cifra è il netto in busta con un contratto regolare.
Ripetizioni e aiuto compiti: il rapporto migliore tra ore e resa
Un’ora di ripetizioni vale il doppio di un’ora dietro un bancone e si infila nei buchi dell’orario, perché le famiglie le chiedono nel tardo pomeriggio. Da studente universitario sei perfetto per elementari, medie e biennio: 12-16 euro l’ora per elementari e medie, 15-20 per il biennio, e in provincia la cifra normale è 15 euro; per il triennio le famiglie preferiscono un laureato. L’aiuto compiti paga meno, ma è un impegno fisso di due o tre pomeriggi: con le lezioni la mattina è il più semplice da incastrare. Tariffe per livello, ricevuta e annuncio di esempio stanno nella guida su come iniziare a dare ripetizioni.
Babysitting: le sere che gli altri non vogliono
Le famiglie cercano qualcuno per il tardo pomeriggio, la sera e il sabato, proprio le ore in cui non hai lezione. Le tariffe stanno fra 8 e 12 euro l’ora, e con il Libretto Famiglia ogni ora pagata con un buono da 10 euro ti lascia 8 euro netti sul conto: il resto copre contributi e assicurazione contro gli infortuni. Una famiglia fissa capisce la sessione meglio di qualunque datore di lavoro: basta avvisarla a settembre, non a gennaio. Come si parte con una referenza sola è spiegato nella guida per lavorare come babysitter.
Consegne, traslochi, pulizie e bancone: onestà sulle paghe
Consegne in bici, carico e scarico, un trasloco il sabato: sono lavori a chiamata da 10-15 euro l’ora, 15-25 se hai un mezzo tuo, e in sessione semplicemente non rispondi. Le pulizie occasionali stanno sulle stesse cifre, con una regola in più imparata da chi si è visto rinviare la paga di un mese: con i privati ci si fa pagare alla fine di ogni turno, oppure con il Libretto Famiglia, dove è l’INPS a versarti i soldi.
Il bar e il negozio restano il modo più facile per iniziare, ma con un contratto regolare si portano a casa 7-10 euro netti l’ora, e molte delle offerte che girano sono senza contratto. Il weekend fisso rende 400-600 euro al mese, però l’orario è lo stesso a gennaio e a maggio: ha senso solo se il titolare accetta che in sessione tu faccia metà dei turni.
Guarda come si presentano le babysitter della tua città →
Il test vero è la sessione
Il criterio per scegliere è una domanda sola: questo lavoro si sospende con un messaggio? Un’ora di ripetizioni si sposta, una famiglia che ti aspetta il martedì capisce che per due settimane salti, una consegna si rifiuta. Un turno in sala, no: se manchi, qualcuno deve coprirti, e la seconda volta che accade il posto è di un altro. Non è una regola contro il lavoro con contratto, è una regola sulla sessione. Se hai meno di 18 anni valgono regole diverse su orari e contratto: le trovi nell’articolo sui lavoretti per studenti, pensato per chi va ancora alle superiori.
Sul calendario, poi, l’anno accademico e quello scolastico si incastrano meglio di quanto sembri.
- Settembre e ottobre. Il momento in cui le famiglie cercano ripetizioni, aiuto compiti e babysitter per l’anno che inizia. Chi si fa trovare adesso può lavorare fino a giugno; chi si propone a novembre trova il posto occupato.
- Novembre e dicembre. Il periodo pieno, quello in cui si tiene il ritmo delle 8-15 ore e si mette da parte qualcosa per i mesi della sessione.
- Gennaio e febbraio. Sessione, e nello stesso momento le famiglie cercano aiuto per le pagelle del primo quadrimestre. È il punto dell’anno in cui serve poter dire «per tre settimane riduco»: la richiesta c’è, il tempo no.
- Marzo e aprile. Si riprende, e si cerca il lavoro estivo: a giugno i posti nei bar, nei ristoranti e negli stabilimenti sono assegnati da settimane.
- Giugno e luglio. Seconda sessione, più i crediti da chiudere entro il 10 agosto. Qui un lavoro che puoi sospendere per due settimane vale più di uno che paga meglio.

Le 150 ore: il lavoro che offre l’università
Le collaborazioni studentesche, che tutti chiamano «150 ore», sono la cosa più vicina a un lavoro pensato per chi studia, e anche la meno conosciuta. Il datore di lavoro è l’università stessa: si sta al banco di una biblioteca, si tiene aperta un’aula informatica, si danno informazioni in segreteria, si affiancano studenti con disabilità o con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), si dà una mano agli eventi dell’ateneo. Il monte ore massimo è 150 per anno accademico, 200 in alcune sedi, e l’orario si concorda con l’ufficio: in sessione si sospende.
Il compenso sta fra 7,50 e 9 euro l’ora nella maggior parte dei bandi, con qualche ateneo sopra e qualche bando più vecchio sotto. Bologna riconosce 8,50 euro l’ora, la Sapienza 1.295 euro per le 150 ore, Milano-Bicocca arriva a 10,60 euro l’ora su un massimo di 200 ore. Su 150 ore si parla quindi di 1.100-1.350 euro, e c’è un dettaglio che vale più della tariffa: il compenso è esente da IRPEF e IRAP. Lordo e netto coincidono: fra i lavori di questa guida è l’unico caso.
Chi può fare domanda, nella formula più comune: iscritti ad anni successivi al primo, fino al primo anno fuori corso, con almeno due quinti dei crediti previsti dagli anni precedenti. La graduatoria si costruisce su crediti e media, e a pari merito passa davanti chi ha l’ISEE più basso. Le 150 ore convivono con la borsa di studio regionale in quasi tutti i bandi, ma non in tutti: qualche ateneo esclude chi ha già avuto la borsa l’anno prima, ed è la prima cosa da controllare nel bando. Non si cumulano invece con un altro incarico interno, come il tutorato, nello stesso anno.
Il difetto è uno solo, ed è grosso: i posti sono pochi rispetto alle domande. Per questo conviene tenere d’occhio il bando, che quasi dappertutto esce fra la fine di giugno e la metà di ottobre, e ripresentare la domanda ogni anno, anche dopo un no. Fra i lavori per studenti universitari le 150 ore sono quelle da provare per prime: costano poco tempo e non toccano né la borsa né le detrazioni dei tuoi genitori. Non sostituiscono un lavoretto, ma possono affiancarlo.
Studente lavoratore: tempo parziale, tasse ridotte e permessi per gli esami
Se il lavoro è più di un lavoretto, conviene diventare studente lavoratore anche sulla carta. L’iscrizione a tempo parziale dimezza i crediti da fare ogni anno e raddoppia la durata del corso, e in cambio riduce il contributo: a Padova, per esempio, si paga il 60% della quota, e chi ha almeno 3.500 euro di reddito da lavoro e un ISEE fino a 50.000 euro ottiene altri 400 euro di sconto. Cifre e scadenze cambiano da ateneo ad ateneo e si controllano sulla pagina del diritto allo studio della tua università; di solito il termine cade a ottobre.
Con un contratto da dipendente, poi, alcuni diritti sono previsti dalla legge. Lo Statuto dei lavoratori dà diritto a turni che agevolino lo studio e a permessi per sostenere gli esami, e molti contratti collettivi li allargano a permessi studio retribuiti. Sono diritti da far valere quando firmi, non a gennaio: un titolare che a settembre sa che a febbraio avrai tre esami può rifare i turni, uno che lo scopre il giorno prima cerca un sostituto.

Fuori sede: lavorare dove studi, con la residenza altrove
Se sei fuori sede hai un affitto da coprire e la sensazione di essere ospite in una città che non ti conosce. La buona notizia è che per lavorare la residenza non c’entra niente. Una ricevuta per prestazione occasionale si scrive con il tuo codice fiscale e l’indirizzo che indichi tu, e il Libretto Famiglia funziona allo stesso modo in qualunque comune: nessuna delle due strade chiede di essere residenti dove si lavora. Nell’annuncio scrivi la città dove studi, perché è lì che le famiglie cercano.
La notizia da leggere due volte riguarda invece la residenza in sé. Lo status di fuori sede si costruisce sul comune di residenza e sull’alloggio a pagamento preso vicino alla sede del corso, di solito per almeno dieci mesi. Se trasferisci la residenza nel comune dove studi diventi studente in sede, e la borsa minima scende da 7.171,11 a 2.890,16 euro. Succede a chi sposta la residenza per comodità, per il medico di base o per un contratto di affitto. Prima di farlo, leggi cosa dice il bando della tua regione: quel cambio può costarti più di quattromila euro.
Poi c’è la geografia pratica. Nel quartiere dove abiti ci sono famiglie che cercano quello che sai fare, e il vincolo non è la città ma il tempo di viaggio. Oltre i quindici minuti da casa gli spostamenti cominciano a mangiarsi il guadagno: con mezz’ora di viaggio per tratta, un’ora di lavoro ne occupa due. Per questo le ripetizioni online sono l’unica forma di lavoro a distanza che regge davvero, anche con ragazzi della tua città di origine: 15 euro l’ora è la cifra normale e serve una lavagna condivisa. Il resto del «lavoro da casa» proposto agli studenti, dall’inserimento dati ai sondaggi, o non paga o non è un lavoro.
Dove farsi trovare nella città dove studi
Su Arrotonda l’annuncio lo scrive chi si offre, i messaggi arrivano direttamente a te senza commissioni e ogni categoria si filtra per città. Le due categorie che contano per uno studente sono lezioni e tutoraggio, con 13 annunci fra ripetizioni, aiuto compiti e revisione di tesi (alcuni scritti da studenti universitari che indicano il proprio ateneo), e babysitting e assistenti bambini, con 12 annunci. Chi ha un mezzo o regge il lavoro fisico guarda consegne e trasporto, 11 annunci fra autisti, piccoli traslochi e facchinaggio; chi viene dalla sala o dal bancone trova ristorazione con 13 annunci, tutti di persone che si offrono, e pulizie e casa con 11. Sono numeri piccoli, e questo per chi si iscrive ora è un vantaggio: in una categoria con tredici annunci il tuo si legge, in una con tremila no.
Un buon annuncio non somiglia a un curriculum. Contiene la materia o l’età dei bambini, i giorni e le ore in cui ci sei davvero, il quartiere, e una riga onesta sulla sessione: «da metà gennaio a metà febbraio riduco le ore». Se lo dici prima, non è un problema per nessuno; se la famiglia lo scopre a gennaio, rischi di perderla.
Fra i lavori per studenti universitari, quello che rende di più per le ore che chiede resta il più semplice da iniziare: se sai spiegare una materia a chi ha cinque anni meno di te, è facile che nel tuo quartiere un genitore stia cercando proprio qualcuno come te. Bastano due minuti per scrivere l’annuncio, e da quel momento sono le famiglie a poterti trovare.
Domande frequenti
Che lavoro posso fare da studente universitario?
I lavori per studenti universitari che si conciliano con le lezioni sono quelli pagati a ora dai privati e sospendibili in sessione: ripetizioni per medie e biennio (12-20 euro l’ora), aiuto compiti (10-13), babysitting la sera e nel weekend (8-12), consegne, aiuto trasloco e pulizie occasionali (10-15, fino a 15-25 con un mezzo tuo). Cameriere e commesso rendono 7-10 euro netti l’ora con contratto, ma i turni restano fissi anche in sessione.Quante ore a settimana si riescono a fare con le lezioni?
Fra 8 e 15 ore nei mesi di lezione, concentrate in due o tre pomeriggi o nel fine settimana. Oltre le 20-25 ore i crediti iniziano a mancare quasi sempre, a meno che tu abbia poche lezioni in aula o sia iscritto a tempo parziale. In sessione il lavoro va dimezzato o fermato.Quanto posso guadagnare senza perdere la borsa di studio?
Non esiste un tetto di stipendio: i bandi guardano l’ISEE e i crediti, non la busta paga. Per il 2026/2027 i limiti massimi nazionali sono 28.339,88 euro di ISEE e 61.608,48 euro di ISPE, ma ogni ente regionale può fissarne di più bassi, quindi la soglia che conta è quella del bando della tua regione. Tieni presente che i redditi di oggi entrano nell’ISEE fra due anni.Lavorare mi fa perdere il diritto a restare a carico dei miei genitori?
Dipende da quanto e da come. Resti a carico finché il tuo reddito complessivo dell’anno non supera 4.000 euro se hai fino a 24 anni, o 2.840,51 euro dai 25 anni in poi; la verifica si fa al 31 dicembre sull’anno intero. La borsa di studio e il compenso del Libretto Famiglia non contano; busta paga e ricevute per prestazione occasionale invece sì. Per le ricevute c’è anche un secondo limite, che non riguarda i tuoi genitori: oltre 5.000 euro lordi l’anno scattano i contributi INPS.Quanto si pagano le 150 ore, chi può farle e sono compatibili con la borsa?
Nella maggior parte dei bandi fra 7,50 e 9 euro l’ora, con atenei che arrivano più in alto: su 150 ore sono circa 1.100-1.350 euro, esenti da IRPEF e IRAP. Di solito può fare domanda chi è iscritto ad anni successivi al primo, fino al primo anno fuori corso, con almeno due quinti dei crediti degli anni precedenti; la graduatoria usa crediti e media, e a pari merito conta l’ISEE più basso. Nella quasi totalità dei bandi la collaborazione convive con la borsa regionale, ma qualche ateneo esclude chi l’ha già ricevuta l’anno prima: va verificato nel bando del tuo ateneo.Che agevolazioni ha lo studente lavoratore?
All’università, l’iscrizione a tempo parziale con metà dei crediti per anno, la durata del corso raddoppiata e un contributo ridotto; in molti atenei c’è anche uno sconto sulle tasse per chi ha un reddito da lavoro. Con un contratto da dipendente, lo Statuto dei lavoratori dà diritto a turni che agevolino lo studio e a permessi per gli esami, che molti contratti collettivi allargano a permessi studio retribuiti.Se sposto la residenza nella città dove studio perdo la borsa da fuori sede?
Lo status di fuori sede si basa sul comune di residenza e sull’alloggio a pagamento vicino alla sede del corso. Spostando la residenza nel comune dell’università si diventa studenti in sede, e la borsa minima passa da 7.171,11 a 2.890,16 euro. Le condizioni precise sono nel bando del tuo ente regionale: controllale prima di fare il cambio.Come ottenere il bonus 800 euro per gli studenti?
È il Bonus Lingue dell’INPS: un contributo per un corso di lingua con certificazione, riservato ai figli di dipendenti e pensionati pubblici che frequentano elementari, medie e superiori. Non riguarda gli universitari e non è un aiuto per chi lavora mentre studia: per l’università gli aiuti reali sono le 150 ore, l’iscrizione a tempo parziale e le riduzioni delle tasse per studenti lavoratori.Diamoci una mano.
Che tu voglia arrotondare con le tue abilità o cercare un aiuto affidabile vicino a casa, iniziare richiede due minuti.
