Libretto famiglia o ricevuta: come pagare chi ti aiuta in casa senza sbagliare
Devi pagare chi ti tiene i bambini, chi dà ripetizioni a tuo figlio o chi ti sistema il giardino, e vuoi farlo in regola senza aprire una pratica complicata. Gli strumenti sono due e non sono intercambiabili: il libretto famiglia e la ricevuta per prestazione occasionale. Qui trovi quale usare in ogni caso, con i limiti aggiornati e il conto di cosa resta davvero in mano a chi lavora.

Il libretto famiglia si usa per babysitting, assistenza a domicilio, ripetizioni e piccoli lavori di casa, e solo se sei un privato. Ogni titolo vale 10 euro e paga un’ora: 8 vanno a chi lavora, il resto sono contributi e assicurazione. I tetti annuali sono 5.000 euro per chi lavora, 10.000 per la famiglia e 2.500 fra le stesse due persone, che in ogni caso non possono superare 280 ore di lavoro l’anno. Fuori da questi casi si usa la ricevuta per prestazione occasionale.
Il libretto famiglia in due minuti
È un portafoglio elettronico che apri sul sito dell’INPS e ricarichi prima di usarlo. Non è un contratto e non è una busta paga: è un modo di pagare piccole prestazioni mettendo insieme compenso, contributi e assicurazione in un colpo solo.
Funziona a titoli da 10 euro, e ogni titolo paga un’ora di lavoro, mai di più. Se una babysitter sta tre ore, usi tre titoli.
Quei 10 euro non finiscono tutti in tasca a chi lavora, e sapere come si dividono evita il malinteso più comune:
- 8 euro sono il compenso netto di chi lavora;
- 1,65 euro vanno alla contribuzione previdenziale nella gestione separata;
- 0,25 euro al premio assicurativo INAIL contro gli infortuni;
- 0,10 euro agli oneri di gestione.
Il dettaglio che conviene dire subito a chi lavora per te: otto euro netti l’ora non sono otto euro lordi. Non c’è nulla da versare dopo, nulla da dichiarare a parte, e c’è una copertura INAIL che nel pagamento in contanti non esiste.
Chi può usarlo e per quali lavori
Qui sta il primo filtro, e taglia fuori più casi di quanto si creda: lo strumento lo può usare solo una persona fisica, al di fuori di qualsiasi attività professionale o d’impresa. Una famiglia sì, un negozio o uno studio no.
Le attività ammesse sono tre:
- piccoli lavori domestici, compresi giardinaggio, pulizia e manutenzione;
- assistenza domiciliare a bambini, persone anziane, malate o con disabilità;
- insegnamento privato supplementare, cioè le ripetizioni private;
Se il lavoro che hai in mente non rientra in questo elenco, il libretto non è lo strumento giusto, per quanto piccolo sia l’importo.

I tre tetti annuali, che vanno letti insieme
Non è un limite solo: i tetti di importo sono tre e valgono contemporaneamente, e con la stessa famiglia c’è anche un limite di ore. È il punto in cui la maggior parte delle persone si perde.
- 5.000 euro l’anno è quanto può incassare chi lavora, sommando tutte le famiglie per cui lavora;
- 10.000 euro l’anno è quanto può erogare una famiglia, sommando tutte le persone che paga;
- 2.500 euro l’anno è il massimo tra quella famiglia e quella persona.
Il terzo si conta su quello che riceve chi lavora, cioè 8 euro per ogni ora: duemilacinquecento euro sono circa 312 ore. Prima, però, arriva un altro limite: con la stessa famiglia non si possono superare 280 ore l’anno, cioè 2.240 euro netti, pari a 2.800 euro di titoli comprati dalla famiglia. Se una babysitter viene da te sei ore a settimana, le 280 ore finiscono verso fine novembre; a dieci ore, verso metà luglio. Da quel momento con quella famiglia il libretto non si può più usare, e serve un’altra strada: se si va oltre, per legge il rapporto diventa un lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato.
| Se lavori così | Ore all’anno | Quando arrivi al limite |
|---|---|---|
| 2 ore a settimana | Ore:circa 104 | Tetto:non lo tocchi, sei a 832 € netti |
| 4 ore a settimana | Ore:circa 208 | Tetto:non lo tocchi, sei a 1.664 € netti |
| 6 ore a settimana | Ore:circa 312 | Tetto:superi le 280 ore verso fine novembre |
| 10 ore a settimana | Ore:circa 520 | Tetto:superi le 280 ore verso metà luglio |
La regola pratica: fino a cinque ore a settimana il libretto regge tutto l’anno. Sopra, va messo in conto che a un certo punto finisce.
La regola del 75% che quasi nessuno spiega
C’è un’eccezione che riguarda proprio le persone che più spesso fanno questi lavori, e che viene spiegata male quasi sempre.
Per alcune categorie il compenso si conteggia al 75% del valore effettivo, ma solo nel tetto della famiglia, cioè nei 10.000 euro che può pagare in un anno a tutte le persone insieme. Le categorie sono quattro: titolari di pensione di vecchiaia o invalidità, studenti under 25 regolarmente iscritti a scuola o università, persone disoccupate e chi percepisce prestazioni di sostegno al reddito.
Tradotto: uno studente universitario che dà ripetizioni, o un pensionato che cura il giardino di una famiglia, non hanno più margine degli altri. I loro limiti, 2.500 euro e 280 ore con la stessa famiglia e 5.000 euro in tutto, restano pieni; è la famiglia che, pagandoli, consuma meno del proprio limite. Se stai valutando quante ore ti servono per arrivare a una certa cifra, il conto è in quante ore servono per arrotondare lo stipendio. Non è un cavillo, è scritto nella scheda ufficiale dell’INPS sul libretto famiglia.

Libretto famiglia o ricevuta per prestazione occasionale?
Sono i due strumenti che si confondono più spesso, e sceglierne uno a caso può voler dire usare quello che non si potrebbe usare. La differenza non è l’importo: è chi paga e per quale attività.
| Libretto famiglia | Ricevuta per prestazione occasionale | |
|---|---|---|
| Chi può pagare | Libretto:solo un privato, mai un’attività | Ricevuta:privati, aziende, professionisti, enti |
| Per quali lavori | Libretto:solo i tre casi previsti | Ricevuta:qualsiasi lavoro saltuario e non organizzato |
| Tetto annuo | Libretto:2.500 € e 280 ore con la stessa famiglia, 5.000 € in tutto | Ricevuta:5.000 € oltre i quali scattano i contributi |
| Contributi | Libretto:già dentro il titolo da 10 € | Ricevuta:nessuno fino a 5.000 € l’anno; oltre, solo sulla parte in più |
| Assicurazione infortuni | Libretto:sì, INAIL compresa | Ricevuta:no |
| Cosa resta su 10 € | Libretto:8,00 € netti | Ricevuta:10 € da privato, 8 € da azienda con ritenuta |
| Burocrazia | Libretto:registrazione INPS e ricarica anticipata | Ricevuta:un foglio, bollo sopra 77,47 € |
Il criterio più rapido per decidere sta in due domande. Chi paga è una famiglia o un’attività? Se è un’attività, il libretto è escluso in partenza. Il lavoro rientra nei tre casi previsti? Se non ci rientra, si va di ricevuta. Per mettere a confronto le due strade con le tue ore, calcola quanto resta a chi lavora e quanto spende la famiglia nell’uno e nell’altro caso.
Se ti serve il modello già scritto per il secondo caso, lo trovi nella guida sulla ricevuta per prestazione occasionale, con le tre versioni pronte da copiare.
Come si attiva, in concreto
Il passaggio che blocca più persone è che devono registrarsi in due, non solo la famiglia.
Sia chi paga sia chi lavora accedono al portale delle prestazioni occasionali sul sito dell’INPS con la propria identità digitale (SPID, CIE o CNS) e si registrano nel rispettivo ruolo: utilizzatore e prestatore. Chi lavora deve prima confermare email e numero di telefono nella sua area MyINPS, e durante la registrazione sceglie come essere pagato: sul proprio IBAN, con un bonifico domiciliato da ritirare in posta o con il pagamento immediato all’ufficio postale. Chi preferisce farsi aiutare può passare dal contact center dell’INPS o da un patronato.
Poi la famiglia ricarica il libretto prima di usarlo, con il modello F24 elementi identificativi (causale LIFA) o tramite il portale dei pagamenti. Il credito va comprato in anticipo, non a fine mese.
Dopo ogni prestazione la famiglia la registra sulla piattaforma, indicando chi ha lavorato, quando e per quante ore. La comunicazione va fatta entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui si è lavorato. È l’adempimento che sfugge più spesso: il pagamento a chi lavora arriva dall’INPS, non dalla famiglia, ed è quella registrazione a farlo partire. Il compenso arriva entro il 15 del mese successivo a quello in cui si è lavorato.

I quattro errori che si vedono più spesso
Usarlo per un lavoro che non è nell’elenco. La legge chiede due cose: che il lavoro sia piccolo e che sia domestico. Un rubinetto che perde o una libreria da montare in casa lo sono, e rientrano nella manutenzione; un trasloco, un lavoro edile o un intervento che richiede un’abilitazione, no. Dove finisca il piccolo la legge non lo scrive: se il lavoro dura giorni, costa qualche centinaio di euro o lo fa un artigiano con partita IVA, conviene farsi fare una ricevuta o una fattura. Un controllo che trova il libretto usato per un lavoro fuori elenco lo tratta come lavoro nero.
Pagare in contanti e registrare dopo. Il meccanismo è l’opposto: si ricarica prima, si registra la prestazione, e l’INPS paga chi ha lavorato. Se dai i contanti e poi usi anche il libretto, stai pagando due volte.
Dimenticare il giorno 3. La comunicazione tardiva crea problemi al pagamento e, se il lavoro non risulta comunicato, la copertura assicurativa non c’è stata.
Non tenere il conto delle ore. Il limite tra le stesse due persone (280 ore o 2.500 euro, quello che arriva prima) si raggiunge senza accorgersene quando il rapporto è regolare e dura tutto l’anno. Conviene segnarsi le ore da entrambe le parti, perché superarlo non è una formalità: il rapporto diventa per legge un lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato.
Se il rapporto è diventato stabile e con orario fisso, probabilmente non è più lavoro occasionale ma lavoro domestico vero e proprio, con contratto, contributi e tredicesima. Quel conto è fatto riga per riga in quanto costa davvero una colf a ore, e conviene guardarlo prima di arrivarci per caso.
Domande frequenti
Come funziona il libretto famiglia?
È un portafoglio elettronico che apri sul sito dell’INPS e ricarichi in anticipo. Si usa a titoli da 10 euro, ognuno dei quali paga un’ora di lavoro. Dopo la prestazione la registri sulla piattaforma e l’INPS paga chi ha lavorato entro il 15 del mese successivo, nel modo che ha scelto registrandosi.Quante ore si possono fare con il libretto famiglia?
Con la stessa famiglia al massimo 280 ore l’anno, cioè 280 titoli da 10 euro. C’è anche un tetto di 2.500 euro, contato sugli 8 euro netti che vanno a chi lavora, ma con il libretto si arriva prima al limite delle ore. Chi lavora non può superare i 5.000 euro l’anno sommando tutte le famiglie.Quanto prende davvero chi lavora?
Otto euro netti per ogni ora. Degli altri due euro, 1,65 vanno ai contributi previdenziali, 0,25 all’assicurazione INAIL e 0,10 agli oneri di gestione. Non c’è nient’altro da versare dopo.Chi può usarlo?
Solo le persone fisiche al di fuori di attività professionali o d’impresa. Una famiglia sì, un negozio o uno studio professionale no, nemmeno per pochi euro.Per quali lavori si può usare?
Piccoli lavori domestici compresi giardinaggio, pulizia e manutenzione; assistenza a domicilio di bambini, anziani, malati o persone con disabilità; ripetizioni. Fuori da questi tre casi serve la ricevuta.Il libretto famiglia fa reddito?
Per il fisco no: quello che riceve chi lavora, 8 euro per ogni ora, è esente da imposte per legge, quindi non si paga l’IRPEF. Non cambia nemmeno lo stato di disoccupato. Fai attenzione solo se prendi una pensione: l’INPS avverte che con alcune pensioni, come quota 100 o quella dei lavoratori precoci, questi compensi possono sospendere l’assegno, e con altre, come l’invalidità o la pensione ai superstiti, ridurlo. In quei casi chiedi prima a un patronato; le regole pensione per pensione sono in lavorare in pensione.Meglio il libretto famiglia o la ricevuta per prestazione occasionale?
Dipende da chi paga e da cosa si fa. Se paga un privato per babysitting, assistenza, ripetizioni o piccoli lavori di casa, il libretto è più semplice e include l’assicurazione. In tutti gli altri casi si usa la ricevuta.Entro quando va comunicata la prestazione?
Entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui il lavoro è stato svolto. È quella comunicazione a far partire il pagamento verso chi ha lavorato.Copre gli infortuni?
Sì. Nei 10 euro del titolo ci sono 0,25 euro di premio INAIL, quindi la prestazione è coperta. È una differenza importante rispetto al pagamento in contanti, dove in caso di infortunio in casa non c’è alcuna copertura.Diamoci una mano.
Che tu stia cercando aiuto per casa o voglia offrire il tuo tempo alle famiglie della tua zona, il primo passo è un annuncio.
