Mestieri e guadagni

Quanto guadagna un elettricista: tariffe orarie e quanto resta davvero

Chi cerca quanto guadagna un elettricista di solito trova due risposte, e nessuna delle due risponde alla domanda vera. I portali di annunci dicono lo stipendio da dipendente. I siti di preventivi dicono quanto costa chiamarlo a casa. Ma tra i 40 euro l’ora che paga il cliente e quello che l’elettricista mette in tasca c’è di mezzo un anno intero di contributi, tasse, furgone e ore non fatturate. Qui rifacciamo il conto per esteso, con le cifre del 2026.

Elettricista che prova un circuito sul quadro elettrico di un'abitazione
In breve

Un elettricista in proprio espone una tariffa tra i 25 e i 60 euro l’ora a seconda della zona e del tipo di intervento. Ma su 45.000 euro fatturati in un anno, tra contributi INPS, imposta sostitutiva e spese di attività, ne restano in tasca circa 23.300: poco meno di 20 euro per ogni ora davvero lavorata. Da dipendente si arriva intorno ai 20.000 netti, senza rischio d’impresa e con le ferie pagate.

Tariffa oraria e guadagno sono due numeri diversi

È l’equivoco che rovina tutti i conti fatti a mente. La tariffa oraria è il prezzo che l’impresa espone al cliente per un’ora di manodopera: dentro ci sono il furgone, l’attrezzatura, l’assicurazione, il tempo del sopralluogo, i contributi e le tasse. Il guadagno è quello che resta alla fine dell’anno, diviso per le ore che hai passato a lavorare davvero, comprese quelle che nessuno ti paga.

La distanza tra i due numeri è enorme, e in questo mestiere vale grosso modo uno a due. Un elettricista che fattura 40 euro l’ora non guadagna 40 euro l’ora: ne guadagna una ventina. Non è un difetto del mestiere, è come funziona qualsiasi attività in proprio. Ma se stai valutando se metterti per conto tuo, o se lasciare il posto da dipendente, questa è la prima cosa da avere chiara.

Il ragionamento è lo stesso che vale per qualunque attività con cui si prova ad arrotondare lo stipendio: la tariffa dice quanto vali sul mercato, non quanto porti a casa.

Quanto costa un elettricista al cliente, intervento per intervento

Partiamo da quello che il cliente paga, perché è il dato più facile da verificare: basta chiedere tre preventivi. Queste sono le fasce correnti nel 2026, IVA esclusa.

Tipo di interventoTariffa orariaCosa comprende
Manutenzione ordinariaTariffa:20 – 30 €Comprende:sostituzione di prese, interruttori, punti luce, piccoli guasti già individuati
Manutenzione complessaTariffa:30 – 40 €Comprende:ricerca guasto, interventi sul quadro, messa a norma di parti d’impianto
Installazione e rifacimentoTariffa:30 – 60 €Comprende:impianto nuovo o rifatto, con dichiarazione di conformità a fine lavori
Pronto intervento diurnoTariffa:70 – 90 €Comprende:uscita entro poche ore in orario di lavoro, diritto di chiamata a parte
Notturno, festivo, urgenzaTariffa:90 – 150 €Comprende:interventi fuori orario, di notte o nei giorni festivi
Diritto di chiamataTariffa:20 – 30 € fissiComprende:l’uscita in sé, dovuta anche se il lavoro dura dieci minuti
Trasferta fuori zonaTariffa:+10 – 25 €Comprende:chilometri e tempo di viaggio quando il cantiere è lontano

Sulla geografia la differenza è netta e non va sottovalutata se stai pensando di aprire: al Nord la forbice ordinaria sta tra 35 e 60 euro l’ora, al Centro tra 30 e 50, al Sud tra 25 e 40. Nelle grandi città come Milano e Roma si aggiungono in media una ventina di euro alla tariffa di zona.

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Elettricista che prepara un preventivo appoggiato al proprio furgone da lavoro

Da 40 euro l’ora a 19: dove finisce il resto

Prendiamo un caso concreto e seguiamolo fino in fondo. Luca ha un’impresa individuale, è al quinto anno di attività, lavora da solo e in un anno fattura 45.000 euro. È in regime forfettario, che per l’installazione di impianti prevede un coefficiente di redditività dell’86 per cento: significa che il fisco considera reddito 38.700 euro dei 45.000 fatturati, e il restante 14 per cento lo dà per speso, a forfait, senza chiedere ricevute.

VoceImportoCome si calcola
Fatturato dell’annoImporto:45.000 €Calcolo:manodopera più materiali rifatturati al cliente
Reddito imponibileImporto:38.700 €Calcolo:45.000 per il coefficiente dell’86 per cento
Contributi INPS artigianiImporto:− 9.295 €Calcolo:4.521,36 fissi sul minimale, più il 24 per cento sui 19.892 euro eccedenti
Imposta sostitutivaImporto:− 4.411 €Calcolo:15 per cento su 38.700 meno i contributi versati, che si deducono
Spese vere di attivitàImporto:− 8.000 €Calcolo:furgone e carburante, attrezzatura, assicurazione, commercialista
Resta in tascaImporto:23.294 €Calcolo:circa 1.940 euro al mese, dodici mesi su dodici

Due avvertenze su questo conto, perché sono le due che fanno sbagliare i preventivi. La prima: nel forfettario le spese reali non si deducono. Il furgone, gli attrezzi, l’assicurazione e il commercialista si pagano lo stesso, ma escono dal netto, non dall’imponibile. Se le tue spese superano il 14 per cento del fatturato — e nell’impiantistica succede spesso — il forfettario ti sta tassando su soldi che non hai guadagnato.

La seconda riguarda le ore. Di quei 45.000 euro, una fetta consistente sono materiali comprati dal grossista e rifatturati: diciamo 18.000. Restano 27.000 euro di manodopera, che a 40 euro l’ora fanno 675 ore fatturate. Ma per fatturarne 675 ne lavori intorno a 1.200, perché sopralluoghi, preventivi non accettati, viaggi, code dal fornitore, fatture e solleciti non li paga nessuno. Ventitremila euro divisi per 1.200 ore fanno 19,40 euro per ogni ora davvero lavorata.

Se sei nei primi cinque anni di una nuova attività l’imposta sostitutiva scende dal 15 al 5 per cento, e lo stesso conto chiude a circa 26.200 euro invece di 23.300. C’è anche una seconda leva: i forfettari possono chiedere la riduzione del 35 per cento sui contributi, che su questo esempio vale oltre 3.200 euro l’anno. Va domandata entro il 28 febbraio, e ha un prezzo: meno contributi versati oggi significano meno pensione domani.

Quanto guadagna un elettricista dipendente

Il confronto serve, perché metà di chi si chiede quanto guadagna un elettricista non vuole mettersi in proprio: vuole capire se il posto che ha è pagato il giusto. Da dipendente un installatore di impianti si muove tra i 22.000 e i 30.000 euro lordi l’anno, che diventano indicativamente 1.400–1.900 euro netti al mese su tredici o quattordici mensilità. Un idraulico dipendente, per dare un riferimento verificabile, dichiara in media 27.972 euro lordi l’anno.

Messi accanto, i due numeri dicono una cosa che quasi nessuno si aspetta: la differenza è piccola. Circa 23.300 euro in proprio contro circa 20.000 da dipendente, cioè tremila euro l’anno di scarto. Ma da dipendente le ferie sono pagate, la malattia è coperta, il TFR matura da solo, i clienti che non pagano sono un problema di qualcun altro e il furgone non lo compri tu.

Il mestiere in proprio conviene per altri motivi: perché il tetto non c’è, perché scegli i lavori e perché sopra una certa dimensione — con un dipendente o due, o con lavori grossi di ristrutturazione — i numeri cambiano scala. Ma nel primo anno da soli si guadagna quasi sempre meno che da dipendenti, e chi dice il contrario non ha fatto il conto delle 525 ore non fatturate.

Le tre strade fiscali, e perché una qui non si può usare

Qui c’è un punto che va detto chiaramente, perché su internet gira il contrario. L’elettricista non può usare la prestazione occasionale. Non è una questione di importi o di quante volte lo fai: l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento di impianti elettrici sono attività regolamentate dal DM 37/2008, e possono essere svolte solo da un’impresa abilitata, iscritta alla Camera di Commercio, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità.

La ricevuta per prestazione occasionale resta uno strumento validissimo, e con la soglia dei 5.000 euro l’anno copre bene chi fa lavoretti saltuari di altro genere. Ma non è la scorciatoia per fare l’impiantista senza aprire partita IVA: chi la usa così lavora fuori norma, e sull’impianto elettrico questo non è un rischio burocratico, è un rischio di incendio e di responsabilità civile.

Restano quindi due strade vere. La prima è l’impresa artigiana in regime forfettario: si sta dentro fino a 85.000 euro di ricavi, si paga il 15 per cento di imposta sostitutiva (5 nei primi cinque anni di una nuova attività) e i contributi INPS artigiani, che nel 2026 partono da 4.521,36 euro l’anno anche a fatturato zero. Quel contributo fisso è il vero scoglio dei primi mesi: si paga in quattro rate a prescindere da come è andata. La seconda è il lavoro dipendente presso un’impresa già abilitata, che oltretutto è il modo con cui la maggior parte degli impiantisti matura i requisiti per mettersi in proprio dopo.

Elettricista o idraulico: chi guadagna di più

È la domanda che gira di più su questo tema, e la risposta breve è che sulla carta l’idraulico espone tariffe più alte, ma nell’arco dell’anno i due mestieri si equivalgono. Cambia da dove arrivano i soldi.

VoceElettricistaIdraulico
Tariffa oraria ordinariaElettricista:25 – 60 €Idraulico:40 – 70 €
Pronto interventoElettricista:70 – 90 € di giorno, 90 – 150 € di notte e nei festiviIdraulico:40 – 100 € nei feriali, 60 – 120 € nei festivi
Quota di lavoro urgenteElettricista:bassa, i guasti elettrici bloccano meno spesso una casaIdraulico:alta, perdite e allagamenti non aspettano lunedì
Quota di lavoro programmatoElettricista:alta, tra ristrutturazioni, quadri, domotica, fotovoltaico e colonnineIdraulico:media, soprattutto bagni, caldaie e riscaldamento
Abilitazione DM 37/2008Elettricista:lettera a), impianti elettriciIdraulico:lettera d), impianti idrici e sanitari
Anni richiesti con diploma tecnicoElettricista:2 anni alle dipendenzeIdraulico:1 anno alle dipendenze
Anni richiesti con qualifica professionaleElettricista:4 anni consecutiviIdraulico:2 anni consecutivi

L’idraulico guadagna di più sulle urgenze, che sono tante e si pagano a maggiorazione. L’elettricista guadagna di più sul lavoro programmato, dove il preventivo lo fai tu con calma, i materiali hanno un margine e il fotovoltaico ha allargato parecchio il mercato negli ultimi anni. Chi lavora solo di pronto intervento fattura tanto all’ora e poco all’anno, perché passa metà del tempo in macchina; chi lavora su cantiere fattura meno all’ora ma riempie le giornate.

L’ultima riga della tabella è quella che pesa di più se devi ancora scegliere: per l’idraulica i tempi di ingresso sono la metà. Con lo stesso diploma tecnico si arriva all’abilitazione in un anno invece che in due, con la stessa qualifica professionale in due anni invece che in quattro.

Idraulica che ripara la tubazione sotto il lavello di una cucina

Urgenze, festivi e diritto di chiamata: dove sta il margine

Il diritto di chiamata è la voce più fraintesa del mestiere, sia da chi paga sia da chi fattura. Sono 20–30 euro fissi che coprono l’uscita, e si devono anche se il problema si risolve in dieci minuti: pagano il viaggio, il furgone attrezzato e il fatto che in quella fascia oraria non potevi essere altrove. Chi non lo mette in preventivo lavora gratis su tutti gli interventi brevi, che sono la maggioranza.

Le maggiorazioni per notte e festivi non sono un ricarico opportunistico: sono il prezzo della reperibilità. Un artigiano che risponde al telefono la domenica sta rinunciando alla domenica, e una tariffa doppia su quattro ore compensa un weekend andato. Il calcolo da fare non è quanto incassi quella sera, ma quante sere l’anno sei disposto a farlo prima che il mestiere ti mangi la vita: è la ragione per cui molti impiantisti bravi smettono del tutto il pronto intervento dopo i quarant’anni.

Sul lavoro programmato il margine sta altrove, ed è più solido: nei materiali. Comprare al grossista e rifatturare al cliente con un ricarico normale, su un rifacimento d’impianto, vale spesso quanto due o tre giornate di manodopera. È anche il motivo per cui chi lavora bene sui cantieri arriva a fine anno con numeri migliori di chi corre tutto il giorno dietro alle emergenze.

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Cosa serve per metterti in proprio: l’abilitazione

Per aprire un’impresa di impianti elettrici non basta saperci fare. Serve che nell’impresa ci sia un responsabile tecnico in possesso dei requisiti dell’articolo 4 del DM 37/2008: può essere il titolare stesso, oppure un dipendente o un socio, purché abbia con l’impresa un rapporto stabile e non faccia il responsabile tecnico per nessun altro. L’attività si avvia comunicandolo alla Camera di Commercio della provincia dove ha sede l’impresa.

Al requisito si arriva per cinque strade diverse, e vale la pena conoscerle tutte perché la maggior parte di chi ci passa non ha una laurea:

  • Laurea tecnica attinente, o diploma di tecnico superiore: basta il titolo, senza anni di esperienza.
  • Diploma di scuola superiore con specializzazione attinente, più due anni consecutivi alle dirette dipendenze di un’impresa del settore.
  • Qualifica professionale ottenuta con un corso riconosciuto, più quattro anni consecutivi alle dirette dipendenze.
  • Tre anni da operaio installatore specializzato in un’impresa abilitata: qui conta il livello contrattuale, non l’anzianità generica.
  • Sei anni di attività continuativa nel settore come titolare, socio lavoratore o collaboratore familiare.

Per gli impianti idrici e sanitari i tempi si dimezzano: un anno con il diploma, due con la qualifica, quattro come collaboratore. In tutti i casi il periodo dev’essere maturato nello stesso ramo per cui chiedi l’abilitazione, e se hai lavorato part time il periodo si allunga in proporzione.

In altri mestieri la porta è aperta e il problema arriva dopo: in edilizia non serve nessun titolo per aprire, ma servono documenti e soldi anticipati prima di mettere piede in cantiere. Il conto per esteso è in quanto guadagna un muratore in proprio.

Adulto in formazione professionale che impara il mestiere di elettricista in officina

Diventare elettricista a 40 anni: si può?

Sì, e la legge non pone alcun limite d’età. Ma vale la pena guardare l’elenco qui sopra con occhi realistici: quattro strade su cinque passano da un periodo alle dipendenze di un’impresa già abilitata. A quarant’anni la domanda non è se puoi, è se sei disposto a farti assumere come operaio per due, tre o quattro anni prima di aprire per conto tuo.

La strada più battuta da chi cambia mestiere a metà strada è questa: un corso di qualifica professionale mentre lavori ancora, poi l’assunzione in una piccola impresa impiantistica, poi la partita IVA quando gli anni sono maturati. Quattro anni con la qualifica, due se scegli l’idraulica invece dell’elettrico. Chi ha un diploma tecnico nel cassetto — un perito elettrotecnico preso vent’anni fa e mai usato — parte molto avvantaggiato: gli bastano due anni.

Nel frattempo si può iniziare a costruirsi un giro di clienti sui lavori che non richiedono abilitazione: piccole riparazioni non impiantistiche, montaggi, manutenzioni generiche. Non è il mestiere, ma è il modo con cui la maggior parte degli artigiani si è fatta conoscere nel proprio quartiere prima di avere il titolo per firmare una dichiarazione di conformità.

Domande frequenti

Quanto guadagna un elettricista al mese?Quanto guadagna un elettricista dipendente: indicativamente 1.400–1.900 euro netti al mese su tredici o quattordici mensilità. In proprio, su un fatturato di 45.000 euro l’anno, restano circa 1.940 euro al mese per dodici mesi, già al netto di contributi, imposta e spese di attività.
Quanto guadagna un elettricista all’ora?La tariffa esposta al cliente va dai 20–30 euro della manutenzione ordinaria ai 90–150 degli interventi notturni e festivi. Il guadagno effettivo è un’altra cosa: contando anche le ore non fatturabili si aggira intorno ai 19–20 euro per ora lavorata.
Quanto prende un elettricista a giornata?Su cantiere, otto ore di sola manodopera valgono in genere tra i 250 e i 350 euro fatturati, a cui si aggiungono i materiali. Il netto per l’artigiano, dopo contributi e tasse, è circa la metà.
Chi guadagna di più, elettricista o idraulico?Sulla singola ora l’idraulico espone tariffe più alte e ha molte più urgenze pagate a maggiorazione. Sull’anno i due mestieri si equivalgono, perché l’elettricista compensa con il lavoro programmato e con il margine sui materiali. L’idraulica ha però tempi di abilitazione dimezzati.
Un elettricista può lavorare con la prestazione occasionale?No. L’installazione e la modifica di impianti elettrici richiedono un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008, che rilascia la dichiarazione di conformità. La prestazione occasionale resta valida per lavoretti di altra natura, non per l’impiantistica.
Quanti contributi paga un elettricista con partita IVA?Nel 2026 un artigiano versa 4.521,36 euro l’anno di contributo fisso, dovuti anche a fatturato zero, più il 24 per cento sulla parte di reddito che supera i 18.808 euro. Chi è in regime forfettario può chiedere una riduzione del 35 per cento, domandandola entro il 28 febbraio.
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