Bonus badante 2026: un figlio adulto di spalle al tavolo di cucina con fogli, calcolatrice e occhiali, in una casa italiana con la luce del mattino e la parete verde salvia
Assistenza anziani

Bonus badante 2026 e detrazioni: cosa esiste, a chi spetta, come si chiede

I titoli sul bonus badante 2026 parlano di 3.600 euro, di 1.200 euro, di 400 euro al mese, di un esonero totale dei contributi. Sembrano la stessa cosa e invece sono cose diverse: alcune vanno alla badante e non a te, una è scaduta, una vale solo in certe regioni. Se stai organizzando l’assistenza per tuo padre o tua madre, questa guida mette in fila ciò che esiste davvero a ottobre 2026, con i requisiti, le cifre e il punto in cui si fa domanda, e prende ogni dato dalle pagine ufficiali di INPS, Agenzia delle Entrate e Regioni. E ti dice una cosa che i titoli non dicono: nessuna di queste misure esiste per chi paga in nero.

Abbiamo verificato tutto il 8 ottobre 2026 sulle fonti indicate in ogni sezione. Le regole possono cambiare con la legge di bilancio, quindi ricontrolla la pagina ufficiale prima di fare domanda.

In breve Non esiste un “bonus badante” unico. Nel 2026 esistono quattro misure. La detrazione IRPEF del 19% sulle spese di assistenza vale fino a 2.100 euro di spesa, cioè al massimo 399 euro, se il tuo reddito non supera i 40.000 euro. La deduzione dei contributi INPS a tuo carico arriva fino a 1.549,37 euro. La Prestazione Universale dell’INPS dà agli over 80 non autosufficienti con ISEE fino a 6.000 euro un assegno fino a 850 euro al mese, da spendere solo per assistenza in regola. Le misure regionali, come il Buono domiciliarità del Piemonte, danno fino a 700 euro al mese. L’esonero contributivo per chi assumeva una badante per un over 80 è scaduto il 31 dicembre 2025 e non è stato rinnovato.

Il bonus badante 2026 non è una cosa sola: quattro misure in vigore, più una scaduta

La confusione nasce da qui: la parola “bonus” viene usata per misure che hanno logiche opposte. Due sono sconti sulle tasse che chiede chi paga la badante, nella dichiarazione dei redditi dell’anno dopo. Una è un assegno mensile dell’INPS che va all’anziano, non a chi lo assiste. La quarta è fatta dai contributi delle Regioni, che hanno bandi, finestre e requisiti propri. A queste si aggiunge l’esonero contributivo per chi assumeva una badante per un over 80, che è scaduto a fine 2025 ma continua a comparire nei titoli. Prima di leggere i dettagli, ecco la tabella con le cinque voci, chi le può avere e dove si chiedono: ogni riga rimanda alla pagina ufficiale da cui viene.

MisuraA chi spettaQuanto valeDove si chiedeFonte ufficiale
Detrazione IRPEF 19%Chi:spetta a chi paga l’assistenza a una persona non autosufficiente (sé stesso o un familiare, anche non a carico) e ha un reddito complessivo fino a 40.000 euroQuanto:vale il 19% di massimo 2.100 euro di spesa, cioè fino a 399 euro l’anno per contribuenteDove:si chiede nel 730 o nel modello Redditi dell’anno dopo, nei righi da E8 a E10 con il codice 15Fonte:la fonte è la scheda dell’Agenzia delle Entrate
Deduzione dei contributi INPSChi:spetta a chi ha una badante o una colf con contratto e versa i contributi trimestraliQuanto:si tolgono dal reddito i contributi a carico del datore, fino a 1.549,37 euro l’annoDove:si chiede nel 730, al rigo E23, con le ricevute dei bollettiniFonte:la fonte è la scheda dell’INPS
Prestazione Universale (il “bonus anziani”)Chi:spetta all’anziano stesso, se ha almeno 80 anni, ha l’indennità di accompagnamento, ha un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e l’INPS gli riconosce un bisogno assistenziale gravissimoQuanto:vale l’indennità di accompagnamento più un assegno di assistenza fino a 850 euro al mese, fino al 31 dicembre 2026Dove:si chiede online sul sito INPS con l’identità digitale, oppure tramite un patronatoFonte:la fonte è la scheda dell’INPS
Misure regionali (esempio: Buono domiciliarità Piemonte)Chi:spetta agli over 65 non autosufficienti residenti in Piemonte, che hanno la valutazione UVG e un ISEE fino a 40.000 euroQuanto:vale 700 euro al mese per 12 mesi, e serve a pagare un’assistente familiare con contratto o un servizioDove:la domanda si fa online dal 14 settembre al 2 novembre 2026Fonte:la fonte è la pagina della Regione Piemonte
Esonero contributivo per chi assume una badante per un over 80Chi:valeva per i contratti firmati entro il 31 dicembre 2025, se l’assistito era un over 80 con l’accompagnamento e un ISEE fino a 6.000 euroQuanto:valeva il 100% dei contributi, fino a 3.000 euro l’anno per 24 mesiDove:è scaduto e la legge di bilancio 2026 non lo ha rinnovatoFonte:la fonte è il testo su Normattiva, art. 29 DL 19/2024

I dati sono stati letti il 8 ottobre 2026 sulle pagine linkate. Le cifre della detrazione e della deduzione sono quelle delle istruzioni del modello 730/2026; la Prestazione Universale è in sperimentazione fino al 31 dicembre 2026 e la legge di bilancio per il 2027 potrà cambiarla.

La tabella dice già la cosa più importante: tutte queste misure presuppongono un rapporto regolare. La detrazione si documenta con le ricevute e i pagamenti tracciabili, la deduzione si documenta con i bollettini INPS, l’assegno da 850 euro va speso con un contratto o con un servizio qualificato, e il buono piemontese richiede un contratto di almeno trenta giorni. Chi paga in contanti senza nulla di scritto non ha diritto a niente di tutto questo.

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La detrazione del 19%: 399 euro l’anno, e le condizioni che contano

Di tutto quello che passa sotto il nome di bonus badante 2026, la detrazione è la misura che riguarda più famiglie, ed è anche quella che i titoli gonfiano di più. Il meccanismo è semplice: dalle spese sostenute nell’anno per l’addetto all’assistenza si prendono al massimo 2.100 euro, e il 19% di quella cifra si toglie dall’imposta da pagare. Il risultato massimo è di 399 euro. Se hai speso 8.000 euro, la detrazione resta di 399 euro; se ne hai spesi 1.000, la detrazione è di 190 euro. Il tetto di 2.100 euro è per contribuente, non per assistito: se paghi l’assistenza per tuo padre e per tua madre, il tetto resta di 2.100 euro. Se invece tu e tuo fratello dividete la spesa per lo stesso genitore, i 2.100 euro si dividono fra voi.

Le condizioni sono tre. La prima riguarda il tuo reddito complessivo, che non deve superare i 40.000 euro, contando anche gli affitti in cedolare secca. La seconda riguarda la persona assistita, che deve essere non autosufficiente per motivi di salute: è chi non è in grado di mangiare da solo, di lavarsi, di camminare, di vestirsi, oppure chi ha bisogno di sorveglianza continua. Lo stato di non autosufficienza deve risultare da una certificazione medica. La terza è che si tratti di assistenza a una persona con patologie, quindi non vale per la babysitter dei bambini.

Come si documenta la spesa

Serve una ricevuta firmata da chi presta l’assistenza, con il nome, il cognome e il codice fiscale di chi paga e di chi lavora. Se la spesa è per un familiare, sulla ricevuta vanno anche i suoi dati. E dal 2020 il pagamento deve essere tracciabile, cioè fatto con un bonifico, una carta o un assegno. I contanti a fine mese, anche con la ricevuta, non danno diritto alla detrazione. Vale la pena saperlo prima, perché è l’errore che si scopre solo al CAF, quando ormai l’anno è passato.

Chi la può chiedere quando il genitore non ha reddito

La detrazione spetta a chi sostiene la spesa, e vale anche per un familiare non a carico. In pratica, se tuo padre ha una pensione bassa e sei tu a pagare la persona che lo assiste, sei tu a portare la spesa nel 730, con le ricevute intestate a te. Se invece la spesa la sostiene lui dalla sua pensione, la porta lui, se ha un’imposta da cui toglierla. Decidere prima chi paga, e far uscire i soldi dal conto giusto, è quello che fa la differenza fra avere i 399 euro e non averli. La scheda completa è sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e i dettagli operativi sono nelle istruzioni del modello 730/2026, nei righi da E8 a E10 con il codice 15.

La deduzione dei contributi INPS: fino a 1.549,37 euro

Il secondo pezzo del bonus badante 2026 riguarda solo chi ha una badante o una colf con contratto e versa ogni trimestre i contributi all’INPS. La quota di contributi a carico tuo, quindi al netto della parte trattenuta alla lavoratrice, si toglie dal reddito su cui paghi le tasse, fino a un massimo di 1.549,37 euro l’anno. Non è uno sconto sull’imposta come la detrazione: è una riduzione del reddito, e vale in proporzione alla tua aliquota. Con la prima aliquota IRPEF, che è il 23%, dedurre 1.549 euro significa pagare circa 356 euro di tasse in meno. Si indica nel 730 al rigo E23, conservando le ricevute dei bollettini. Non c’è un limite di reddito e, come scrive l’INPS nella sua scheda sulle agevolazioni per chi assume un lavoratore domestico, la deduzione si somma alla detrazione del 19%: sono due cose diverse e si chiedono tutte e due.

Il conto per una badante a ore

Prendiamo un caso concreto, con le cifre di quanto costa una badante: una persona a ore al livello CS, per venti ore a settimana e ai minimi del contratto, costa intorno ai 720 euro al mese di retribuzione, quindi circa 8.600 euro l’anno, più i contributi. Sulla retribuzione la detrazione si ferma comunque a 2.100 euro di spesa, cioè a 399 euro. I contributi a tuo carico per quelle ore si deducono per la parte che resta sotto il tetto di 1.549,37 euro: l’importo esatto dipende dalle tabelle INPS dell’anno, che cambiano ogni gennaio, e lo leggi sui bollettini trimestrali. Fra la detrazione e la deduzione, sono alcune centinaia di euro che tornano indietro con la dichiarazione dell’anno dopo, a fronte di un rapporto in regola che ti costa i contributi, la tredicesima e il TFR. Non è un bonus che ripaga tutto, ma è un pezzo del conto che chi paga in nero non vede mai.

Una badante e una signora anziana viste di spalle in una cucina italiana, mentre preparano il pranzo insieme davanti alla finestra

La Prestazione Universale INPS: l’assegno da 850 euro per gli over 80

Quando i titoli parlano di “bonus anziani” o di “bonus badante INPS”, quasi sempre si riferiscono a questa. La Prestazione Universale è una misura sperimentale, in vigore dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, che l’INPS paga all’anziano non autosufficiente, non alla famiglia. È fatta di due parti: una quota fissa che corrisponde all’indennità di accompagnamento, e una quota in più, chiamata assegno di assistenza, fino a 850 euro al mese, nei limiti delle risorse disponibili. Quegli 850 euro non sono liberi: vanno usati o per pagare lavoratori domestici con un regolare contratto di lavoro, o per comprare servizi di cura e assistenza non residenziali da imprese o professionisti qualificati. Se non vengono spesi così, la prestazione decade.

I requisiti sono stretti, e vanno letti tutti insieme. L’anziano deve avere almeno ottanta anni, deve essere già titolare dell’indennità di accompagnamento e deve avere un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro. Deve avere un livello di bisogno assistenziale gravissimo, che l’INPS accerta con un requisito sanitario, cioè la necessità di assistenza continua ventiquattro ore su ventiquattro, e con un requisito sociale, ricavato dal questionario della domanda. E non deve essere ricoverato in una RSA o in strutture simili. La domanda si presenta online con l’identità digitale, dal primo giorno del mese in cui si compiono gli ottanta anni, oppure tramite un patronato, e la prestazione decorre dal mese della domanda. Tutto questo, con le regole per la decadenza e la rinuncia, è nella scheda INPS della Prestazione Universale.

Il punto pratico, per chi cerca una badante, è uno: l’assegno di assistenza paga un contratto, non un accordo a voce. Se tuo padre ha i requisiti, quegli 850 euro coprono una parte consistente del costo di una persona assunta in regola, ma solo se è assunta in regola. È il caso in cui mettersi a norma non è una scelta etica: è la condizione per avere i soldi.

Le misure regionali: il Buono domiciliarità del Piemonte e cosa cercare altrove

Sopra le misure nazionali del bonus badante 2026 ci sono quelle delle Regioni, che cambiano da una all’altra e hanno finestre di domanda precise. L’esempio più concreto per chi legge dal Piemonte, dove si trova oggi la maggior parte degli annunci di assistenza su Arrotonda, è il Buono per la domiciliarità 2026-2027, che dà 700 euro al mese per dodici mesi, prorogabili fino a ventiquattro in base alle domande ammesse, alle persone over 65 non autosufficienti e alle persone con disabilità residenti in Piemonte. Servono la valutazione multidimensionale dell’unità geriatrica o della disabilità, con un punteggio sociale di almeno sette, e un ISEE ordinario o sociosanitario fino a 40.000 euro. L’ISEE corrente non è accettato: serve quello ordinario o sociosanitario in corso di validità. Il buono paga un contratto di lavoro subordinato di almeno trenta giorni con un’assistente familiare inquadrata almeno al livello CS, oppure un contratto con una cooperativa o un’agenzia, oppure l’incarico a un professionista. C’è una soglia che non va saltata: l’assistenza deve essere di almeno sedici ore a settimana in media, e sotto quelle ore la domanda non è ammessa. La domanda si presenta online, con SPID, CIE o CNS, dal 14 settembre al 2 novembre 2026, allegando il verbale della valutazione e il contratto o la lettera di incarico. È incompatibile con la Prestazione Universale, con gli assegni di cura e con l’accoglienza residenziale: si sceglie una strada sola. I dettagli e la piattaforma sono sulla pagina della Regione Piemonte.

Se vivi in un’altra regione, la strada è la stessa: guardi il sito della tua Regione alla voce “non autosufficienza” o “assegno di cura”, e chiedi ai servizi sociali del Comune, che spesso sanno prima di tutti quando si apre un bando. Attenzione a non confondere queste misure con i 400 euro al mese di cui si parla per i caregiver: quelli sono in un disegno di legge nazionale non ancora approvato, e vanno a chi assiste di persona, non a chi assume. Le cifre mensili delle Regioni, invece, valgono solo per chi risiede lì e solo nella finestra di domanda.

L’esonero contributivo per chi assumeva una badante per un over 80: scaduto

Se leggi di un “bonus assunzione badante” o di un bonus badante 2026 da 3.000 euro l’anno, è questo, e non c’è più. L’articolo 29 del decreto-legge 19 del 2024 aveva previsto un esonero del 100% dei contributi a carico del datore, fino a 3.000 euro l’anno per ventiquattro mesi, per chi assumeva a tempo indeterminato una persona per assistere un familiare con almeno ottanta anni, già titolare dell’indennità di accompagnamento e con un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro. Il testo in vigore su Normattiva fissa la finestra ai contratti stipulati fino al 31 dicembre 2025. La legge di bilancio 2026, cioè la legge n. 199 del 30 dicembre 2025, non lo ha prorogato: nel riepilogo del Ministero del Lavoro il lavoro domestico compare solo come escluso dagli altri esoneri. E nella scheda INPS sulle agevolazioni per chi assume un lavoratore domestico, aggiornata a giugno 2025, l’esonero non è nemmeno citato. Al momento della verifica, a ottobre 2026, non risulta una misura che lo sostituisca.

I bonus dei titoli: cosa sono davvero

Restano le cifre che girano di più, e che vanno tradotte una per una.

“Bonus 1.200 euro per colf e badanti”

È il trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi: vale 1.200 euro l’anno per chi ha redditi da lavoro dipendente tra 8.174 e 15.000 euro. Sotto quella prima soglia non c’è imposta da cui scalarlo e non spetta nulla; sopra i 15.000 spetta fino a 28.000 euro, ma solo se le detrazioni superano l’imposta dovuta. Vale la pena fare il conto prima di usarlo come argomento: chi fa dieci ore a settimana resta sotto la soglia, chi ne fa venti ci sta appena sopra. Lo prende la badante, non la famiglia. Siccome chi la paga è un privato e non fa da sostituto d’imposta, la lavoratrice lo ottiene presentando il 730 senza sostituto, e lo riceve come rimborso. Per te non cambia nulla nel conto, ma è un argomento in più quando proponi un contratto a chi finora ha lavorato in nero: con la busta paga regolare, quei soldi possono arrivare a lei. Le regole sono nella guida dell’Agenzia delle Entrate al 730.

“Bonus 3.600 euro” o “300 euro al mese”

Non è una misura dello Stato: è un rimborso della Cassa Colf, la cassa del contratto collettivo, e va al datore di lavoro, non alla persona assistita. Sono 300 euro al mese per un massimo di dodici mesi. Le condizioni però sono strette: bisogna essere iscritti alla cassa da almeno un anno con i contributi versati, essere stati iscritti prima dei sessant’anni, e la non autosufficienza deve essere arrivata dopo l’iscrizione. Chi scopre la cassa quando il bisogno c’è già non rientra. I requisiti completi sono sulla pagina delle prestazioni della cassa.

“Bonus caregiver 2026”

La legge di bilancio 2026 ha istituito un fondo per il caregiver familiare delle persone con disabilità, con 1,15 milioni di euro per il 2026 e 207 milioni l’anno dal 2027. Il salto fra le due cifre non è un errore: nel 2026 i soldi servono solo a costruire la piattaforma INPS per censire chi ne avrà diritto, e i sostegni veri partono dal 2027.

A gennaio 2026 il Governo ha approvato un disegno di legge che prevede 400 euro al mese, versati ogni tre mesi, per chi assiste di persona un familiare con disabilità grave e vive con lui. Non è ancora una legge: deve passare in Parlamento e poi servono i decreti attuativi, quindi i primi pagamenti non sono attesi prima del 2027, e requisiti e importo possono ancora cambiare. Riguarda il figlio o il coniuge che assiste di persona, non chi assume una badante: oggi non c’è nessuna domanda da presentare, c’è una data da ricontrollare.

Una donna con una borsa della spesa entra nel portone di una palazzina italiana di mattina, vista di spalle, con una bicicletta e le piante accanto all'ingresso

Quando conviene una persona a ore invece della convivente

Le agevolazioni viste finora non premiano la formula convivente: premiano la spesa documentata. La detrazione del 19% si calcola sulle ricevute e sui pagamenti tracciabili, la deduzione si calcola sui contributi versati, e l’assegno di assistenza paga qualsiasi lavoratore domestico con un regolare contratto, anche a ore. Questo cambia il ragionamento per molte famiglie. Se tuo padre ha bisogno di qualcuno la mattina, per alzarsi, lavarsi e mangiare, e per il resto della giornata sta bene da solo, una persona a ore con contratto costa una frazione della convivente, come mostra il confronto in quanto costa una badante, e dà diritto alle stesse detrazioni. La convivente conviene quando le ore di bisogno superano le sei o sette al giorno, o quando la notte non è più sicura.

Per le esigenze più leggere, come portarlo alle visite di controllo, fare la spesa o tenergli compagnia due pomeriggi, c’è una terza strada, cioè una persona di fiducia pagata con il libretto famiglia, che include già i contributi e l’assicurazione ed è spiegata passo per passo nella guida sul servizio di accompagnamento alle visite mediche. Fai attenzione a una cosa, però: il libretto è un pagamento, non un contratto, quindi non serve per la Prestazione Universale né per il buono piemontese, che chiedono un rapporto di lavoro. Va bene per l’aiuto occasionale, non per sostituire una badante.

Nella categoria servizi per anziani di Arrotonda trovi oggi persone che si propongono proprio per queste formule. Ad Alessandria c’è una badante disponibile per l’igiene personale, i pasti, il riordino e la compagnia, che fa accordi personalizzati sulle ore. Ad Alba c’è una badante referenziata a domicilio, con giorni e orari da concordare, e c’è una persona automunita con il corso di primo soccorso che fa assistenza anche durante i ricoveri. A Cherasco e Narzole c’è chi offre assistenza familiare per le necessità quotidiane. A Bra c’è un operatore socio sanitario che fa assistenza saltuaria, anche intensa. Sempre ad Alba, per le commissioni e l’accompagnamento, c’è chi ha un diploma nei servizi sociali e c’è chi accompagna a visite, uffici e farmacia. Si scrive in chat dall’annuncio, senza intermediari, e ci si accorda su ore, tariffa e forma del contratto.

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Una donna di mezza età parla al telefono nell'ingresso di casa, con la mano su una cartellina di documenti aperta sul mobile e la luce che entra dalla porta a vetri

Bonus badante 2026: cosa controllare prima di fare domanda

Ogni misura ha un punto in cui le famiglie si bloccano. Questi sono i controlli da fare prima, nell’ordine in cui servono.

  • Controlla quale ISEE ti chiedono. La Prestazione Universale vuole l’ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro, il buono piemontese accetta l’ordinario o il sociosanitario fino a 40.000 euro, la detrazione e la deduzione non guardano l’ISEE ma il reddito complessivo di chi paga. Non sono lo stesso numero: fallo calcolare al CAF prima di dare per scontato di essere fuori.
  • Procurati la certificazione medica della non autosufficienza, che serve per la detrazione, e il verbale della valutazione multidimensionale, che serve per il buono regionale. Senza quei fogli la domanda non parte.
  • Stabilisci chi paga davvero. La detrazione va a chi sostiene la spesa. Decidi prima se i soldi escono dal conto di tuo padre o dal tuo, e intesta le ricevute di conseguenza.
  • Fai un pagamento tracciabile ogni mese, dal primo, e fatti dare una ricevuta firmata con i codici fiscali di tutti.
  • Conserva il contratto e i bollettini. La deduzione vale solo sulla quota di contributi a tuo carico, e serve la ricevuta di ogni trimestre. Il conto voce per voce, con i minimi 2026, è in quanto costa una badante.
  • Segna le date. Il buono piemontese chiude il 2 novembre 2026; la Prestazione Universale è in sperimentazione fino al 31 dicembre 2026; le spese del 2026 si portano nel 730 del 2027.
  • Controlla le incompatibilità. Il buono regionale e la Prestazione Universale non si sommano, e in genere gli assegni di cura si escludono a vicenda. Chiedilo per iscritto allo sportello.
  • Rileggi la pagina ufficiale un’ultima volta il giorno in cui fai domanda: le regole di questa guida sono verificate a ottobre 2026 e la legge di bilancio di dicembre può cambiarle.

Il bonus vero è il rapporto in regola

Messe in fila, le misure del 2026 dicono una cosa sola con quattro voci diverse. Nessun bonus badante 2026 arriva a chi paga in contanti a fine mese: la detrazione vuole le ricevute e i bonifici, la deduzione vuole i bollettini INPS, l’assegno da 850 euro e i buoni regionali vogliono un contratto. Il primo passo non è la domanda, è decidere la forma: scegli tra una persona a ore e una convivente, usi il libretto famiglia per l’aiuto occasionale e il contratto per l’assistenza vera. Fatto quello, le agevolazioni arrivano da sole: una arriva nel 730, le altre con una domanda online o allo sportello. E se hai un genitore over 80 con l’accompagnamento e un ISEE basso, la Prestazione Universale vale una telefonata al patronato questa settimana, non l’anno prossimo: la sperimentazione finisce a dicembre.

Domande frequenti

Esiste un bonus badante 2026 dell’INPS?Non esiste con questo nome. L’INPS gestisce la Prestazione Universale, un assegno per gli anziani over 80 non autosufficienti con l’indennità di accompagnamento e un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro, in sperimentazione fino al 31 dicembre 2026: dà fino a 850 euro al mese in più, da spendere solo per lavoratori domestici con contratto o per servizi qualificati. Le agevolazioni per chi paga la badante sono invece fiscali, e si chiedono nel 730.
Quanto deve essere l’ISEE per il bonus badanti?Dipende dalla misura. La Prestazione Universale chiede un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro. Il Buono domiciliarità del Piemonte accetta un ISEE fino a 40.000 euro. La detrazione del 19% e la deduzione dei contributi non guardano l’ISEE: la detrazione richiede che il reddito complessivo di chi paga non superi i 40.000 euro, la deduzione non ha limiti di reddito.
Quali sono i requisiti per la detrazione badante nel 730?Servono una persona assistita non autosufficiente per motivi di salute, con una certificazione medica; un reddito complessivo di chi detrae fino a 40.000 euro; e spese pagate in modo tracciabile e documentate da una ricevuta firmata dall’addetto, con i codici fiscali di chi paga, di chi lavora e dell’assistito. La detrazione è il 19% di massimo 2.100 euro di spesa, cioè fino a 399 euro, e si indica nei righi da E8 a E10 con il codice 15.
La detrazione spetta anche se mio padre non è a mio carico?Sì, spetta. La detrazione per gli addetti all’assistenza vale anche per le spese sostenute per familiari non a carico. Conta chi paga: se paghi tu, con le ricevute intestate a te e i pagamenti dal tuo conto, la porti tu nel 730, purché il tuo reddito complessivo non superi i 40.000 euro.
Posso avere sia la deduzione dei contributi sia la detrazione del 19%?Sì, sono due agevolazioni diverse e si sommano: lo scrive l’INPS nella scheda sulle agevolazioni per chi assume un lavoratore domestico. La deduzione riguarda i contributi a tuo carico fino a 1.549,37 euro, la detrazione riguarda la retribuzione pagata per l’assistenza fino a 2.100 euro di spesa.
Il bonus da 1.200 euro per colf e badanti è per la famiglia?No, è per la lavoratrice. È il trattamento integrativo, riconosciuto a chi ha redditi da lavoro dipendente fino a 15.000 euro e un’imposta da cui scalarlo, e in misura ridotta fino a 28.000 euro. Una badante con contratto lo ottiene presentando il 730 senza sostituto d’imposta e lo riceve come rimborso. Per la famiglia non cambia nulla, ma è un motivo in più per proporre il contratto a chi lavora in nero.
L’esonero contributivo per chi assume una badante per un over 80 esiste ancora nel 2026?No, e nessun bonus badante 2026 lo ha sostituito. L’esonero del 100% dei contributi fino a 3.000 euro l’anno, previsto dall’articolo 29 del decreto-legge 19/2024, valeva per i contratti stipulati entro il 31 dicembre 2025, e la legge di bilancio 2026 non lo ha rinnovato. Al momento della verifica, a ottobre 2026, non risulta una misura sostitutiva.
Le agevolazioni valgono anche per una badante a ore?Sì, valgono, purché ci sia un rapporto regolare. La detrazione si calcola sulle spese documentate con ricevuta e pagamento tracciabile, la deduzione si calcola sui contributi versati, e l’assegno della Prestazione Universale paga qualsiasi lavoratore domestico con contratto, anche part time. Il libretto famiglia invece è un pagamento e non un contratto: va bene per l’aiuto occasionale, ma non è ammesso per la Prestazione Universale né per il buono piemontese.
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