Colf a ore: quanto costa davvero e come si fa il contratto
Nove euro e cinquanta all’ora sembrano nove euro e cinquanta. In realtà una colf a ore regolare costa alla famiglia intorno ai quattordici, perché alle ore lavorate si aggiungono ferie, tredicesima, TFR e contributi. Qui trovi il conto completo su un caso solo dall’inizio alla fine, le formule per rifarlo con le tue ore e cosa serve per mettere il rapporto in regola.

Una colf a ore pagata 9,50 euro l’ora per sei ore a settimana costa alla famiglia circa 4.100 euro l’anno, cioè 14,30 euro per ogni ora davvero lavorata. La differenza sono ferie, tredicesima, TFR e contributi INPS, che si versano ogni tre mesi. Sotto le 24 ore settimanali il contributo orario dipende dalla paga: nel 2026 parte da 1,70 euro l’ora.
Il caso che seguiamo per tutto l’articolo
Il costo di una colf a ore non si capisce da una tariffa. Per non ragionare su formule astratte prendiamo una situazione concreta e la portiamo fino in fondo.
Sei ore a settimana, divise in due mattine da tre ore. Paga concordata: 9,50 euro l’ora. Rapporto regolare, non convivente, senza vitto né alloggio.
Il primo numero da fissare sono le ore mensili medie, che non si ottengono moltiplicando per quattro. Un mese non ha quattro settimane esatte: ha 4,33 settimane. Il calcolo giusto è ore settimanali per 52 diviso 12.
Sei ore per 52 fanno 312 ore l’anno, divise per 12 danno 26 ore al mese. A 9,50 euro sono 247 euro di retribuzione mensile. Da qui parte tutto il resto.
Le ferie: 26 giorni l’anno, anche a poche ore a settimana
Il contratto del lavoro domestico prevede 26 giorni lavorativi di ferie all’anno per tutti, indipendentemente da quante ore si lavora. Chi lavora a ore non prende 26 giorni interi, ma la parte proporzionale.
Il conto è questo: 26 giorni su una settimana lavorativa di sei giorni fanno 4,33 settimane. Chi lavora sei ore a settimana matura quindi 4,33 per 6, cioè 26 ore di ferie retribuite ogni anno.
Sono ore pagate ma non lavorate: valgono 247 euro. Se paghi solo le ore effettive senza mai accantonare nulla, quella cifra ti arriverà addosso tutta insieme il giorno in cui la persona chiede le ferie o smette di lavorare da te.
La tredicesima: una mensilità in più, a dicembre
Spetta anche a chi fa poche ore, e matura un dodicesimo al mese. Nel nostro caso vale 247 euro, cioè una mensilità media, e si paga entro dicembre.
Il modo pratico per non trovarsela davanti tutta insieme è accantonare circa 20 euro al mese. Chi non lo fa scopre a novembre di dover trovare duecentocinquanta euro in una volta sola.

Il TFR: si accantona ogni anno, si paga alla fine
È la voce che più spesso viene dimenticata, e quella che crea i litigi peggiori quando il rapporto finisce.
La formula è semplice: si prende la retribuzione annua complessiva, tredicesima inclusa, e si divide per 13,5.
Nel nostro caso: 247 per 12 fanno 2.964 euro, più 247 di tredicesima fanno 3.211 euro. Diviso 13,5 danno 238 euro di TFR maturati in un anno, cioè poco meno di 20 euro al mese da mettere da parte.
Il TFR si rivaluta ogni anno e si liquida quando il rapporto finisce, per qualsiasi motivo. Dopo cinque anni di lavoro sono circa 1.200 euro: non è una cifra che si trova nel cassetto.
I contributi INPS di una colf a ore: si pagano ogni tre mesi
Qui il meccanismo cambia rispetto a un normale rapporto di lavoro, ed è la parte che genera più confusione.
Per i rapporti sotto le 24 ore settimanali il contributo non è una percentuale: è una cifra fissa per ogni ora pagata, che dipende dalla fascia in cui cade la paga oraria. Per il 2026, come indicato nella comunicazione dell’INPS sui contributi dovuti, si parte da 1,70 euro l’ora per le retribuzioni fino a 9,61 euro e si arriva a 2,34 euro l’ora sopra gli 11,70 euro. Dalle 25 ore settimanali in su l’importo diventa invece unico per tutte le ore.
Nel nostro caso la paga di 9,50 euro sta nella prima fascia, quindi 1,70 euro per ogni ora. Su 26 ore al mese fanno 44,20 euro, cioè 132,60 euro ogni trimestre e circa 530 euro l’anno.
Una parte di quella cifra, attorno a un quarto, non è un costo aggiuntivo per la famiglia: è la quota a carico del lavoratore, che si trattiene dalla paga. Il resto lo mette il datore di lavoro.
Attenzione a una trappola del calendario: i contributi si versano entro il 10 del mese successivo alla fine di ogni trimestre, quindi entro il 10 aprile, luglio, ottobre e gennaio. Chi salta una scadenza paga sanzioni su una cifra piccola, il che è particolarmente fastidioso.
Il conto finale, e perché 9,50 diventano 14,30
Adesso mettiamo insieme tutte le voci dello stesso caso, su un anno.
| Voce | Come si calcola | All’anno |
|---|---|---|
| Ore lavorate | Calcolo:26 ore al mese × 9,50 € × 12 | All’anno:2.964 € |
| Ferie | Calcolo:26 ore retribuite e non lavorate | All’anno:247 € |
| Tredicesima | Calcolo:una mensilità media | All’anno:247 € |
| TFR | Calcolo:3.211 € diviso 13,5 | All’anno:238 € |
| Contributi a carico famiglia | Calcolo:530 € meno la quota trattenuta | All’anno:circa 400 € |
| Totale | Calcolo:su circa 286 ore davvero lavorate | All’anno:circa 4.100 € |
Quattromilacento euro divisi per le ore effettivamente lavorate danno circa 14,30 euro l’ora. Rispetto ai 9,50 concordati è la metà in più, e non perché qualcuno stia esagerando: sono voci di legge.
Il motivo per saperlo prima è pratico. Quasi tutte le discussioni tra famiglia e collaboratrice nascono da qui: uno pensa di aver pattuito nove e cinquanta, l’altra si aspetta ferie e tredicesima che nessuno aveva messo in conto.
Quanto si paga davvero, oltre ai minimi
I 9,50 euro dell’esempio sono una cifra di mercato, non un minimo di legge. Il contratto nazionale del lavoro domestico fissa dei minimi per livello, e per la colf che si occupa di pulizie e faccende si applicano i livelli più bassi della scala: le tabelle aggiornate sono consultabili nei minimi contrattuali del lavoro domestico.
Il contratto è lo stesso che regola le badanti: se oltre alle pulizie serve assistenza a una persona, cambia il livello e cambia il conto, e lo trovi spiegato voce per voce in quanto costa una badante.
Nella pratica il mercato sta quasi sempre sopra il minimo. Le fasce che si incontrano più spesso sono queste, e valgono per la sola manodopera:
- Pulizie ordinarie ricorrenti: tra 9 e 13 euro l’ora, con le città del Nord nella parte alta.
- Pulizia dopo trasloco o ristrutturazione: tra 15 e 25 euro l’ora, perché è lavoro pesante e spesso una tantum.
- Stiro a domicilio: intorno ai 10-14 euro l’ora, a volte conteggiato a capo.
Se stai leggendo dall’altra parte, cioè perché vorresti offrire tu queste ore, il conto di quante ore servono per arrotondare lo stipendio mette in fila le tariffe di tutti i servizi alla persona.
Chi lavora in modo saltuario e per più famiglie, senza continuità e senza orario fisso, di norma non rientra nel contratto domestico: si paga con una ricevuta per prestazione occasionale oppure con il libretto famiglia, che per le poche ore è più semplice e include l’assicurazione. La differenza non è il numero di ore: è la continuità e il modo in cui il lavoro è organizzato.

Il lavoro senza contratto costa meno solo finché non succede niente
È la scelta più diffusa e vale la pena guardarla per quello che è, senza prediche.
Il risparmio immediato esiste: sono i 400 euro l’anno di contributi, più ferie, tredicesima e TFR che non si accantonano. Su sei ore a settimana significa passare da 4.100 a circa 3.000 euro l’anno.
Il rischio, però, non è teorico e ricade quasi tutto sulla famiglia. Se la persona si fa male in casa tua, non esiste copertura assicurativa INAIL e la responsabilità resta tua. Se il rapporto finisce male, la lavoratrice può chiedere in giudizio tutte le somme mai versate, con le sanzioni: la cifra arretrata è molto più alta del risparmio accumulato. E chi paga in nero non può portare nulla in detrazione.
C’è anche l’altro lato: senza contratto la persona non matura contributi per la pensione, non ha diritto alla malattia e non può dimostrare un reddito per un affitto o un finanziamento.

Il contratto colf: cosa serve per assumere in regola
Mettere in regola una colf a ore è più rapido di quanto si creda, ma ci sono due scadenze che non ammettono ritardi.
La comunicazione all’INPS, prima di cominciare
L’assunzione va comunicata all’INPS entro le ore 24 del giorno precedente l’inizio del lavoro, festivi compresi. Non entro qualche giorno, non entro il mese: il giorno prima. Si fa online sul portale dei lavoratori domestici o tramite il contact center, e servono i dati di entrambi più l’orario concordato. La procedura è descritta nella scheda dell’INPS su come formalizzare l’assunzione.
Quella comunicazione è anche ciò che fa scattare la copertura assicurativa contro gli infortuni. Chi inizia a lavorare prima che sia stata inviata, di fatto lavora scoperto.
La lettera di assunzione
È un foglio che le due parti si scambiano e firmano, e vale come contratto individuale. Deve contenere la data di inizio, il livello di inquadramento, l’orario e i giorni, la paga oraria concordata, il giorno di riposo settimanale e l’eventuale periodo di prova. Non serve un notaio né un modulo speciale: serve che sia scritto e firmato in due copie.
Il periodo di prova
Per una colf a ore non convivente il periodo di prova è di 8 giorni di lavoro effettivo, regolarmente retribuiti. Sale a 30 giorni per chi vive in casa e per i livelli più alti. Durante la prova il rapporto può finire da entrambe le parti senza preavviso, ma le ore lavorate si pagano sempre.
Il livello di inquadramento
Chi si occupa solo di pulizie e faccende rientra nei livelli più bassi della scala del contratto, mentre chi assiste una persona autosufficiente sale di livello. Il livello determina il minimo retributivo, non la paga reale: quella si concorda, e nella pratica sta sopra. Le tabelle aggiornate sono nei minimi contrattuali del lavoro domestico.
Se il rapporto poi cambia, per esempio aumentano le ore o si aggiungono mansioni, la variazione va comunicata come l’assunzione. Vale anche per la cessazione, che si comunica entro cinque giorni.
Le cinque cose da mettere per iscritto il primo giorno
Non serve un contratto scritto da un avvocato, serve che questi cinque punti siano chiari a entrambi prima di cominciare.
- Le ore e i giorni, con quanto preavviso si sposta un turno e se un turno saltato dalla famiglia si paga.
- La paga oraria e se comprende già la quota di ferie e tredicesima oppure no. È il punto che genera più equivoci in assoluto.
- Chi compra i prodotti e cosa si fa se finiscono a metà lavoro.
- Cosa è compreso: pulizia ordinaria sì, ma vetri esterni, forno, armadi e stiro vanno nominati uno per uno.
- Le chiavi: chi le ha, cosa succede se si perdono, e se la persona lavora in casa da sola.
Se stai cercando adesso qualcuno, nella scelta conta più la costanza della velocità: una persona che viene sempre lo stesso giorno alla stessa ora vale più di una molto brava che salta due volte al mese.
Domande frequenti
Quanto costa davvero una donna delle pulizie a ore?
Alla paga oraria concordata va aggiunto circa il cinquanta per cento tra ferie, tredicesima, TFR e contributi. Con 9,50 euro l’ora pattuiti, il costo reale per la famiglia è intorno ai 14,30 euro per ogni ora lavorata.Come si calcolano le ore mensili di una colf a ore?
Per una colf a ore il conto è questo: ore settimanali per 52, diviso 12. Sei ore a settimana fanno 26 ore al mese, non 24: un mese ha 4,33 settimane, non quattro.Le ferie spettano anche a chi lavora poche ore?
Sì. Il contratto prevede 26 giorni lavorativi l’anno per tutti, riproporzionati alle ore. Chi lavora sei ore a settimana matura circa 26 ore di ferie retribuite ogni anno.Come si calcola il TFR di una colf?
Si somma la retribuzione annua e la tredicesima, poi si divide per 13,5. Su 3.211 euro complessivi il TFR maturato in un anno è di circa 238 euro, da rivalutare e liquidare alla fine del rapporto.Quando si pagano i contributi INPS?
Ogni tre mesi, entro il 10 del mese successivo alla fine del trimestre: 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre e 10 gennaio.Quanto sono i contributi per una colf a ore nel 2026?
Sotto le 24 ore settimanali sono un importo fisso per ora, che dipende dalla fascia di paga: si parte da 1,70 euro l’ora per retribuzioni fino a 9,61 euro e si sale fino a 2,34 euro sopra gli 11,70. Una parte è a carico del lavoratore.La tredicesima spetta anche per poche ore a settimana?
Sì, matura un dodicesimo al mese e vale una mensilità media. Conviene accantonarla mese per mese invece di trovarsela tutta a dicembre.Posso detrarre qualcosa dalle tasse?
I contributi versati per i lavoratori domestici sono deducibili entro un limite annuo, ma solo se il rapporto è regolare. Senza contratto non si porta in detrazione nulla. Per gli importi aggiornati conviene sentire chi ti segue la dichiarazione.Quanto costa un contratto di colf da 10 ore a settimana?
Con una paga di 9,50 euro l’ora, dieci ore a settimana fanno circa 43 ore al mese, cioè 412 euro di retribuzione. Aggiungendo ferie, tredicesima, TFR e contributi il costo annuo per la famiglia sfiora i 6.800 euro, circa 14,30 euro per ogni ora lavorata.Entro quando va comunicata l’assunzione all’INPS?
Entro le ore 24 del giorno precedente l’inizio del lavoro, festivi compresi. È anche la comunicazione che attiva la copertura contro gli infortuni: chi inizia prima lavora scoperto.Che differenza c’è tra colf a contratto e prestazione occasionale?
Non è il numero di ore, è la continuità. Un lavoro regolare, con orario fisso e ripetuto nel tempo, rientra nel contratto domestico. Un intervento saltuario e non organizzato può essere pagato con una ricevuta per prestazione occasionale.Diamoci una mano.
Che tu stia cercando aiuto per casa o voglia offrire il tuo tempo a famiglie della tua zona, si parte da un annuncio.
